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lunedì 6 febbraio 2012

Come si suona Bach al Pianoforte?



Vi siete mai chiesti come si dovrebbe suonare una partitura per pianoforte di Johann Sebastian Bach? Se suonate il pianoforte, sarete probabilmente consapevoli del fatto che Bach è uno dei più grandi compositori per tastiera, e che lo studio della sua musica è una parte essenziale per la formazione di ogni pianista classico e non. Ma, riguardo su come andrebbe suonato Bach al pianoforte ci sono diversi "tabù" che devono essere risolti prima di poter rendere giustizia alla sua meravigliosa musica barocca di un dei più grandi geni dell'umanità.

Prima di tutto, è noto che Bach non ha composto assolutamente niente per il pianoforte moderno, ma per i suoi predecessori e cioè il clavicembalo e clavicordo; è qualcosa di molto importante che si dovrà sempre tenere a mente, anche se naturalmente non biosgna limitare indebitamente le possibilità espressive del nostro moderno strumento a tastiera. In secondo luogo, il modo di scrivere la sua musica si differenzia dal modo in cui i compositori successivi (vuoi Beethoven, Chopin, Debussy ecc...) lo hanno fatto, e questo crea la necessità di un "imporre" certe regole di, chiamiamolo così, "Galateo musicale", e quindi un certo numero di decisioni consapevoli da parte di chiunque si accinga all'esecuzione di un'opera di Bach.
In questo articolo vorrei rispondere ad alcune delle domande che possono sorgere quando si suona Bach sul pianoforte moderno, e darvi alcuni suggerimenti necessari per dare vita vera alla sua musica meravigliosa.



Devo usare il pedale durante l'esecuzione di Bach?


Il clavicembalo o clavicordo non aveva le stesse possibilità sonore del pianoforte moderno in termini di estensione delle note, ciò significa che per la maggior parte delle composizioni Bachiane e barocche in generale, non è necessario utilizzare il pedale anche se nei limiti della decenza esecutiva a volte grandi pianisti ne hanno fatto uso aggiungendo un pizzico di pedale, il motto potrebbe essere: "Nella giusta dose, ma con sapienza, una sfioratina al pedale nei punti giusti al momento giusto ma nella composizione giusta". Tutte le armonie in Bach sono sotto le dita, e non c'è bisogno dell'aiuto sonoro come il pedale del forte, per mantenere una nota di base. La scrittura polifonica cosiddetta di Bach crea l'armonia con delle voci che corrono separate l'una accanto all'altra, e questo processo rischia di essere confuso con un uso del pedale esagerato.
In altre parole, la regola generale è che in Bach, una nota deve suonare solo quando si preme il tasto. Si consiglia quindi di non usare il pedale per sostenere le note più a lungo di quanto sia possibile dall'estensione della mano. Tuttavia, è possibile usare il pedale per altri scopi. Il pedale crea alcune sfumature particolari. Senza di esso il pianoforte suona piuttosto piatto. Il clavicembalo è uno strumento estremamente ricco di sfumature, e se si vuole tradurre in termini pianistici per questo strumento moderno, si dovrà usare a volte il pedale. Anche usarlo durante la riproduzione di accordi, e in altri luoghi dove non interferisce con la chiarezza di voci e di articolazione può essere appropriato.


Devo usare la gamma dinamica durante l'esecuzione di Bach?


Un'altra differenza tra i vecchi strumenti a tastiera e il pianoforte è che è possibile utilizzare il tatto per rendere il suono più morbido o più forte, per il clavicembalo o organo, questo era impossibile. Il pianista moderno deve immaginare di avere almeno due o tre diversi livelli dinamici non di più.
Un altro modo di vedere le cose è che si dovrebbe suonare lo strumento usando la vostra immaginazione creativa per adattare la musica di Bach alle possibilità del pianoforte, suonando diminuendo e crescendo, i pianissimo e fortissimo e tutto quello che puoi pensare. Si potrebbe argomentare che, se Bach avesse suonato su uno Steinway, avrebbe usato una gamma dinamica uniforme e non di farlo suonare come un clavicembalo.
D'altra parte, se Bach avesse suonato uno Steinway, non avrebbe composto la musica che è arrivata a noi. Quindi la sua musica ha fissato alcuni limiti e "regole" a ciò che è appropriato e cosa non lo è. Forse la via di mezzo è la regola degli estremi opposti da seguire.


Come devo articolare durante l'esecuzione di Bach?


Una spartito di musica di Bach può sembrare infinita per i dettagli contrappuntistici, la polifonia, la poliritmia, ecc..., ma se lo si confronta con una pagina di Beethoven o Chopin, non ci sono segni o indicazioni dinamiche, di pedale, e raramente qualsiasi marcatura. (Vedi i manoscritti autografi di Bach) Ora, questo non ha nulla a che fare con i vecchi strumenti. L'articolazione era essenziale al clavicembalo, e rimane così per il pianista moderno. Ci sono due ragioni principali per cui non ci sono praticamente nessuna legatura o punti negli spartiti di Bach. In primo luogo, confidava negli esecutori di poter prendere le proprie decisioni di questo genere e in secondo luogo spesso le musiche erano appunti scritti non come una versione completa e finale del pezzo, ma piuttosto come qualcosa che poteva essere elaborato in dettaglio con i suoi studenti durante le lezioni.
Per noi, questo è naturalmente sia un grosso problema ma anche una grande opportunità. Dobbiamo cercare di scoprire le prassi esecutiva del tempo, al fine di riprodurre la musica di Bach in linea con le sue intenzioni. D'altra parte, possiamo davvero fare uso della nostra immaginazione per dare alla musica una impronta della nostra personalità e preferenza. Nei pezzi più famosi, c'è una ricchezza espressiva che sono generalmente e accademicamente accettate, le consuete articolazioni tradizionali, portato, staccato, mezzo-portato ecc... si possono notare con l'ascolto di registrazioni diverse. Ma ricordate che non sempre è necessario ricorrere a "imitare" gli altri - sarà molto più gratificante cercare di trovare le soluzioni a questi problemi Bachiani in base alla nostra sensiblità estetica musicale, ma sempre nei limiti e nel rispetto dello stile dell'epoca.


venerdì 13 gennaio 2012

Consigli per lo studio di un Brano

L'approccio allo spartito è ciò che più conta per la riuscita del pezzo. Un approccio intuitivo e superficiale non porterà sicuramente a nulla di buono.

Un approccio invece cosciente e con i giusti metodi, può portare a grandi risultati. Ciò che è alla base di un buon metodo di studio è la pazienza. 

Non bisogna voler subito il brano finito sotto le mani, non bisogna subito suonare il brano come lo abbiamo ascoltato tante volte su Youtube, non bisogna arrivare subito alla fine avendo tralasciato tutto il lavoro più importante. Un brano va studiato e assimilato. Non possiamo saltare questi passaggi fondamentali. Qui di seguito un video che ti darà qualche consiglio che potrà risultarti utile.


Christian Salerno

lunedì 31 ottobre 2011

La mentalità per approcciarsi al Pianoforte

Sono fermamente convinto del fatto che il nostro atteggiamento allo studio di un brano influisce pesantemente sul risultato finale.

Ne parlo per esperienza personale. Aprire lo spartito del brano che si sta studiando e trovarsi demoralizzati per la quantità di note che vi sono all'interno.. significa proprio partire col piede sbagliato!

Viceversa, mettersi tranquillamente seduti sul proprio sgabello, spegnere ogni cellulare, puntare la sveglia fra 2 ore, prendere una matita appena temperata e una gomma ed analizzare con calma lo spartito, è il metodo migliore per poter cominciare la nostra impresa!

Niente è impossibile! Se davvero vuoi una cosa la ottieni, funziona così! Vuoi imparare quel dato brano? Ci  impiegherai settimane, mesi, anni, ma alla fine lo potrai padroneggiare (sempre nei limiti delle tue possibilità tecniche).

lunedì 3 gennaio 2011

Migliorare la tecnica dormendo



Imparare una determinata tecnica, indipendentemente dallo strumento che si studia (chitarra, pianoforte, violino, basso ecc...) avviene con l'esecuzione delle note e determinati movimenti e posizioni. Ma c'è un miglioramento che avviene dopo aver terminato una seduta di studio di diverse ore o meno. Questo miglioramento viene chiamato "MIGLIORAMENTO POST-STUDIO".
Secondo Chuan C. Chang nel suo libro i Fondamenti dello studio del Pianoforte, questo processo di miglioramento è fisiologico con la crescita di nuove cellule nervose e richiede tempo: settimane o mesi. Infatti secondo Chang, le sedute di studio troppo lunghe concentrate esclusivamente sull'acqusizione della tecnica può essere controproducente.

Il miglioramento avviene primariamente durante il sonno, perchè dormendo il corpo effettua una manutenzione delle proprie risorse e le rigenera; quindi, la fase di sonno e di riposo dopo una seduta di studio eseguita durante la giornata è importantissima per un musicista per compensare le nuove abilità imparate durante il giorno!